Muse Masters x Ben Miller Imaging part deux!
Model/MUA/H/Styling: Mika
Photographer:Ben Miller Imaging
Workshop: Muse Masters
More you might like
La scorsa notte ti ho sognato, ci scrivevamo. Anzi, mi scrivevi, il numerino appariva sullo schermo, dopo poco aprivi piano la porta della mia stanza e mi sentivo un po’ più sollevato da quello che mi trascina verso il fondo. Sono sicuro sia accaduto perché ho pensato tutto il giorno a quanto avrei voluto tanto parlarti di nuovo prima di non avere più la voce per farlo, perché sono egoista e sento di aver lasciato qualcosa in sospeso. Perché non mi va ancora di accettare ‘sta storia. Perché so che ancora ti preoccupo e perché ancora tu mi preoccupi un sacco, nonostante sia completamente inutile. Perché ancora, di risposte, non ne ho. E soprattutto, perché di cose da dirti, di quelle che solo tu ascolteresti, ne ho davvero tante. Come la risolvo questa cosa? Non credo di poter fare come l’ultima volta, non di nuovo, non sapendo già come andrà a finire, come è andata a finire.
Una settimana appena dopo il suo funerale
aveva la testa rigirata sulla schiena
ma trovò il modo di rimediare
chiamò il generale Panciapiena
e ordinò i più feroci bombardamenti su tutti i suoi sogni passati
in difesa del popolo e dei giorni seguenti.
A un anno dalla morte si vedevano solo le ossa
era sparito tutto, persino la puzza
e guardava dall'alto della sua fossa la gente che manifestava nella piazza
e scorse fra la folla la sua amata
con le lacrime in tempesta sopra il viso
e quando vide che veniva calpestata
non si scompose, ma abbozzò un sorriso.
E fece finta di non avere mai avuto paura
fece finta di non avere mai amato
di non avere mai amato nessuna.
(Amore mio come farò
quest'inverno che t'ha gelato il sangue ti lusinga.
Amore mio ti seppellirò
questa notte che m'ha coperto il volto ti contenta)
soprattutto a te
Quindi ci siamo: Novembre, che gran bel mese del cavolo. Ecco l’ennesimo appunto a me stesso, chissà se lo rileggerò ridendo il giusto, oppure… no. Domani, anzi, oggi, tra poche ore, succederà qualcosa che mi trasformerà completamente. Una versione aggiornata di Gabriele, e vorrei un sacco ci fosse l’opzione “Ricordamelo domani”, ma invece no, sto qua a sproloquiare nel vano tentativo di stancarmi un sacco così non ho materialmente le energie per lamentarmi, per impanicare, un po’ meno forza per avere paura. Il software nuovo è perfetto, questo lo so, perché plasmato da mani che, strette, hanno giocato a palla col mondo facendo attenzione a farlo restare intatto e perché no, a migliorarlo, a tenerlo caldo e al sicuro. Ma io? Io come la prendo? Se i pezzi non combaciano? Se non attecchisce come dovrebbe? Se non funziona? Sarà il solito punto di non ritorno, se non un passo indietro. Se non il nulla. Allora penso, con le sinapsi intasate, vado in ogni direzione e non ne esco più. Io non ho paura. A me non importa. Però non mi va. Non mi va lasciare sofferenza. Non mi va lasciare le cose in sospeso. Oh, (voi sapete chi) io ve l’ho detto, e anche se non l’ho fatto, ecco qua: vi voglio bene. Chi deve capire a questo punto lo ha già fatto, almeno spero. Ci tengo.
Io ve l’ho detto, ciao.
5.11.2018 💙 bye, G.
Welcome gg 🙏🏻
It is what it is.
Ciao Gabri, non hai ancora aperto gli occhi su questa vescicola di universo, ma sappiamo già che ti chiamerai così, e sappiamo che arriverai con due sorelline splendide, che da poco hai una sorella e un fratello più grandi che hanno capelli biondissimi e le lentiggini sul naso e se anche non avete in comune nemmeno una briciola di DNA ti vogliono già bene. Proprio come me. Il tuo papà ha voluto che tu avessi il mio nome, la tua mamma lo ha voluto soprattutto, e il caso, il destino, non so chi, ha fatto il resto. So benissimo che queste parole non le leggerai mai, probabilmente finché impari a leggere saranno già sparite da un bel po’, quindi non le leggerai mai e non le sentirai mai venir fuori dalla mia bocca, per tanti motivi: io ti amo già tantissimo, però. Ti immagino cullato dalla luce blu, gonfio e arrossato, piangi un sacco e inavvertitamente riconduci tutti a un istante di bontà estrema, di abbandono al nulla che tutto crea e lega. Cosa sarò davanti alla tua vita che inizia? Io che non so nemmeno tirar via la pasta senza che sia scotta. Non so come andranno le cose, se ti terrò in braccio o farò come con ondolina che ho paura a romperla o di venir giù rigido e tremante e che si faccia male, non so se ti terrò in braccio poche volte o potrò farlo ancora tante, non so se potrò cantarti mai una ninna nanna o se te la potrò solo suonare o se potrò ancora pensare di farlo. Ecco, ci risiamo, questo è l’egoismo e sei hai preso dal tuo papà non ne sai proprio nulla. Provo a darmi un ruolo nella tua vita che ancora non esiste nel vano tentativo di aggrapparmi a qualcosa di quasi concreto, per coniugare i verbi al futuro pensandoli dolci, piacevoli, con entusiasmo, ma la verità è che con me o senza me, dovrai provare a non perderti nulla. Ti insegneranno a nuotare perché ci siamo un po’ fissati, quasi sicuramente sarà nonno a farlo, altrimenti non vale, indosserai delle divise che avranno calze alte fastidiosissime e probabilmente anche un cappello da deficiente con un nastro assai spesso. Se vorrai leggerai o suonerai, che ne so, ti inventerai una nuova lingua. Ti arrabbierai un sacco perché terrai a tante cose e persone. Riderai, a volte fino al mal di pancia con i muscoli indolenziti, annaspando, piegato in avanti. Piangerai, a volte vergognandoti molto a volte un po’ meno. Avrai tante vittorie, ci saranno tanti traguardi, ma anche cadute e qualche obiettivo mancato. Non importa, credimi. Alla fine dei giochi, quello che conta, è non perdersi nulla.
Raccogli tutto quello che puoi.
